A proposito del noir.

By Posted in - Articoli on October 25th, 2013

Per capire bene il noir è utile rapportarlo al giallo, perché diversamente da quanto si crede non esistono due generi altrettanto lontani tra loro. Perfino il romanzo d’amore è più vicino al noir di quanto non lo sia il giallo. Il giallo è un “genere” per antonomasia, rigidamente inscritto nei suoi meccanismi. Il noir al contrario non è affatto un genere, ma un modo di vedere il mondo. Perché contrariamente dal giallo non ha regole, non segue schemi e soprattutto non è politicamente corretto. Voglio dire, quando leggiamo Maigret, sappiamo fin dall’inizio che il commissario scoprirà l’assassino, che non sarà ucciso, che non diventerà tossicodipendente e che la signora Maigret non chiederà il divorzio. Eppure funziona alla grande. Per un milione di ottimi motivi.

La definizione che più mi piace del giallo è che: è una scommessa che speriamo di perdere.

Il giallo è rassicurante, alla fine la società sarà percettibilmente migliore di quello che era all’inizio. C’è un forte valore sociale. Il Noir al contrario segue la sua strada (e la seconda legge della termodinamica: l’entropia. Secondo la quale tutto degenera) e si disinteressa dei buoni propositi (il mio secondo romanzo s’intitolava appunto: Per i buoni sentimenti rivolgetevi altrove). Il noir è uno sguardo deformato sul mondo reale e postula (con assoluta verità) che l’intera società è malata, e il criminale è solo diversamente guasto dal marciume che gli sta attorno. L’atto criminale pertanto è “quasi” (le virgolette sono obbligatorie) un atto di legittima difesa nei confronti di una società disumana. Crudele e che schiaccia l’individuo.